La filosofia al femminile: Hélène Metzger. La donna che sfidò il nazismo per la filosofia sarà ricordata a Martina Franca con un incontro col prof. Mario Castellana (Università del Salento). Appuntamento a domani alle ore 18:00 presso la Casa del Volontariato (Via Mottola 1/B – Martina Franca):
Se i martiri della fede sono tanti e più noti, più rari sono i martiri della ragione e fra questi è da annoverare Hélène Metzger (1889-1844), una pensatrice francese di origine ebraica; dopo una intera vita dedicata allo studio della genesi del pensiero umano, vive sulla propria pelle l’Occupazione nazista della Francia, ma si interroga sulle ragioni di fondo che hanno portato all’instaurarsi dell’ideologia nazista e che vanno comprese per evitare altre catastrofi per l’umanità. Esse hanno più cause, alcune delle quali sono state certe visioni deformanti e false di alcune teorie dell’Ottocento come la teoria dell’evoluzione, delle nuove scienze umane dalla sociologia all’antropologia che hanno fatto da supporto alle ideologie politiche di sfondo razziale; altre cause sono state la ricezione e la trasmissione di queste teorie che per la prima volta nella storia hanno avuto una larga eco presso l’opinione pubblica venendo così a creare una forma mentis di tipo scientista, cioè di accettazione passiva dei risultati scientifici come se fossero dei dogmi assoluti.
Tutto questo per la Metzger ha portato ad una sorta di passività della ragione umana e prima di Hanna Arendt parla di ‘malattia della ragione’ che è stata l’anticamera delle ideologie totalitarie; ella propone dei ‘rimedi’ di natura razionale, sfida le autorità naziste, si va a iscrivere deliberatamente come ‘ebrea’ sul Comune di Lione sino ad essere deportata ad Auschwitz nel marzo del 1944. La sua, pertanto, è una pagina di Resistenza spirituale e razionale al nazismo, regime ritenuto contro la ragione e che andava combattuto in primis con le armi stesse della ragione; con il sacrificio della propria vita Hélène Metzger, martire della ragione verso Auschwitz, ci consegna nelle ultime pagine scritte prima di essere deportata un pensiero per il dopo, per noi: «Noi che soffriamo, noi che non rinunciamo a pensare, noi che ci crediamo, noi che viviamo nonostante tutto».
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